Pilates in gravidanza: esercizi da evitare

Pilates, esercizi da evitare in gravidanza

Durante un periodo così delicato come la gravidanza, tenersi in forma con una blanda attività fisica è un’ottima idea che consente alle future mamme di prendersi cura della propria silhouette. Tra le discipline maggiormente consigliate alle donne in gestazione annoveriamo il pilates, un programma di allenamento che coniuga le antiche discipline indiane (come lo yoga) con i nuovi workout occidentali. Sebbene si tratti di un workout leggero e tutt’altro che nocivo per il feto, prima di cimentarsi in questo tipo di allenamento, i ginecologi e le ostetriche suggeriscono di prestare particolare attenzione a 3 fattori importanti: la condizione psicofisica della madre, lo stato di salute del nascituro e la tipologia di esercizi che si intende praticare. Un numero sempre crescente di future mamme, infatti, manifesta non pochi dubbi in merito al pilates e ai potenziali rischi connessi. Tuttavia, in caso in cui i medici specialisti non rilevino particolari minacce d’aborto o rischi per la gravidanza in corso, è possibile praticare il pilates in completa serenità.

Pilates in gravidanza: quali sono gli esercizi potenzialmente rischiosi

Non tutti gli esercizi di pilates sono adatti a una donna in stato interessante, sia per lo sforzo fisico che comportano, sia per i possibili infortuni correlati (traumi, cadute, sollecitazioni a carico del feto). È ovvio che, in caso di salute materna cagionevole, gravidanza a rischio e minacce d’aborto, alcuni esercizi sono fortemente sconsigliati e banditi a priori. Esattamente come sono controindicate tutte quelle discipline sportive rischiose, che implicano notevoli sforzi e un dispendio energetico non indifferente.

Secondo le indicazioni dei ginecologi e delle ostetriche, il pilates in gravidanza non presenta vere e proprie controindicazioni. Ciononostante è bene tenere a mente alcuni accorgimenti e cautele inerenti le tipologie degli esercizi.

• Gli esercizi altamente aerobici, che migliorano il flusso ematico diretto all’utero e che coinvolgono i muscoli del perineo – la regione anatomica situata nella parte inferiore del bacino, che si estende, dal sinfisi pubica all’apice del coccige – sono consentiti e non causano motivo di allarmismo.

• Gli esercizi di pilates che sarebbe opportuno evitare a priori sono quelli svolti in posizione prona (sdraiati in posizione orizzontale e a pancia in giù, con le braccia lungo i fianchi) che richiedono il sollevamento delle gambe e del bacino. Lo stesso ragionamento è applicabile agli esercizi che puntano a far lavorare i muscoli addominali e che incidono sull’equilibrio (ovvero quelli svolti su una gamba sola).

• Sono fortemente sconsigliati gli esercizi impegnativi che richiedono un grande dispendio calorico e che convogliano il flusso sanguigno verso i muscoli e il cuore, determinando una riduzione prolungata del flusso ematico verso la placenta e il feto. Condizione che potrebbe causare ipossia fetale.

• Via libera agli esercizi da svolgere in piedi, da sedute e che non causano sforzi eccessivi alla pianta dei piedi e alle caviglie. Sono ben tollerati anche gli esercizi che allenano e tonificano il pavimento pelvico, un insieme di muscoli che si estendono dalla sinfisi pubica al coccige, chiudendo in basso la cavità addomino-pelvica. Tali esercizi stimolerebbero la ripresa post partum con una maggiore rapidità.

 

(Fonte immagine: Unsplash)
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