Come superare la paura di mangiare

Come superare la paura di mangiare

La paura di mangiare, nota come cibofobia, si manifesta come una vera e propria repulsione nei confronti degli alimenti e può scatenare reazioni psicofisiche significative, quali attacchi di panico, ansia, tachicardia, senso di impotenza e angoscia. Si tratta di una fobia alimentare, ossia un timore irrazionale e ingestibile strettamente correlato al cibo e alla sua ingestione. In questo articolo esamineremo questa tematica e approfindiremo le cause e le possibili terapie.

Paura di mangiare: le cause

Spesso dietro la cibofobia può celarsi un’esperienza negativa o un evento traumatico che ha scatenato la fobia per gli alimenti. A volte è facile risalire all’esatto episodio che ha dato origine al disturbo, altre volte è più arduo e occorre un’indagine psicoterapeutica approfondita. Così come spiegato dagli psicologi e terapeuti, la cibofobia può aver origine anche da una reazione allergica ad un determinato ingrediente o da una sensazione di forte disagio vissuta durante il consumo di un alimento specifico, che poi si estende indiscriminatamente a tutti i cibi.

Paura di mangiare: come superare la fobia

È possibile vincere la cibofobia e tornare a vivere un rapporto sereno con gli alimenti? La risposta è sì. Quando a causa della cibofobia la qualità della vita e le interazioni sociali vengono compromesse irreversibilmente, è fondamentale che i soggetti cibofobici si rivolgano ad uno specialista in grado di aiutarli a superare la loro radicata fobia. Con il giusto supporto terapeutico si può superare questa paura irrazionale e invalidante. Gli psicologi, infatti, possono aiutare a comprendere le vere cause di questa paura e indirizzare il soggetto verso una progressiva guarigione. Tra i tanti percorsi terapeutici che aiutano a vincere la paura di mangiare annoveriamo il rilassamento e la concentrazione verso il cibo. I professionisti del settore, quali i terapisti e gli psicologi, sanno indirizzare i cibofobici verso un percorso di guarigione a stampo cognitivo comportamentale che aiuta i pazienti a:

Gestire e controllare le paure che si scatenano a contatto con il cibo. Si tratta di una vera e propria rieducazione alimentare. L’obiettivo è erodere le regole dietetiche dei soggetti cibofobici, individuare le cause scatenanti e rielaborare, con esercizi di problem solving, il significato di alimentazione.

Consolidare i risultati ottenuti ed evitare le ricadute. Lo specialista esorta i cibofobici ad elaborare le emozioni e le paure legate al cibo. Questo è di ausilio per riconoscere le situazioni a rischio ed evitare che si verifichino.

Affrontare eventi pregressi che hanno contribuito all’insorgenza della paura di mangiare. Tra questi annoveriamo possibili traumi familiari, personalità fragili e mancanza di autostima. Gli psicologi aiutano il paziente a richiamare alla mente gli eventi dolorosi del passato, esaminarli e superare le condotte disfunzionali. Generalmente i cibofobici sviluppano tali condotte per fronteggiare e gestire al meglio il terrore, il senso di impotenza e gli attacchi di panico.

Quando si presentano gravi casi di cibofobia che sfociano in reazioni psichiche allarmanti, i medici specialisti possono valutare la prescrizione di una terapia farmacologica, volta a ridimensionare la sintomatologia, quali gli attacchi di panico incontrollati e l’ansia.

 

(Fonte immagine: Unsplash)
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